MANCATO AGGIORNAMENTO DEGLI ONERI DI URBANIZZAZIONE

IL CASO DELL’ESPOSTO ALLA CORTE DEI CONTI NEI CONFRONTI DEL COMUNE DI MILANO

Il pensiero di ONERIZERO

INDICE

– IL CASO
– QUAL E’ LA QUESTIONE
– COSA PUO’ AVVENIRE
– UN ESEMPIO

IL CASO

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Ho letto con molto interesse l’articolo pubblicato pochi giorni fa che racconta come alcuni cittadini milanesi abbiano presentato un esposto alla Corte dei Conti con il quale avrebbero denunciato il mancato aggiornamento da parte del Comune di Milano delle tariffe degli ONERI DI URBANIZZAZIONE per 12 anni. Ovvero dal 2011 al 2023.  L’articolo lo trovi cliccando qui

L’art.44, c.1, della LR 12/2005 prevede, infatti, che “Gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria sono determinati dai comuni, con obbligo di aggiornamento ogni tre anni, in relazione alle previsioni del piano dei servizi e a quelle del programma triennale delle opere pubbliche, tenuto conto dei prevedibili costi delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, incrementati da quelli riguardanti le spese generali.”

Con lo stesso esposto pare sia stato evidenziato che la Delibera del 2023 di aggiornamento degli oneri di urbanizzazione abbia diviso in due la città andando ad individuare una minor ricarico in termini di aggiornamento in % nelle zone centrali rispetto le altre.

In sintesi, secondo i cittadini che hanno presentato l’esposto, mancherebbero nelle casse del Comune circa 100 milioni di euro che, se confermati dalla Corte dei Conti, diventerebbero danno erariale a carico di coloro che hanno partecipato al procedimento amministrativo.

Qui il link per la visione della Deliberazione

QUAL’E’ LA QUESTIONE

Quanto esporrò qui di seguito non è certamente un giudizio. Per quello ci penserà, nel caso, la Corte dei Conti. Ma solo una serie di considerazioni che hanno lo scopo di far riflettere tutti, ma in particolare coloro che lavorano all’interno dei Comuni: dipendenti o amministratori che sia.

Lavorando a stretto contatto con molti Comuni in giro per l’Italia, ONERIZERO ha avuto modo di diagnosticare che questa, chiamiamola disattenzione, è molto diffusa. E non è una questione geografica.

Mi sono capitati Comuni, non molto lontani dalla sede del mio Studio, che hanno delibere aggiornate ancora agli anni ’90. Dove le tariffe a mc o mq sono ancora di qualche euro.

Chiaramente, laddove io svolga la consulenza per il privato, ovvero la stragrande maggioranza delle volte, non ho nessun interesse a far rilevare queste “disattenzioni”. Ma tutte le volte che mi imbatto in Deliberazioni così antiquate non posso far finta che, dopo avendo lavorato per quasi 20 anni nei Comuni alla direzione dei Settori Tecnici, la cosa non mi lasci particolarmente perplessa.

Ma è anche vero che nei confronti dei Comuni che si sono rivolti a ONERIZERO per qualche consulenza io abbia evidenziato, tra le altre cose, proprio l’esigenza di aggiornamento degli oneri di urbanizzazione – soprattutto se molto distanti nel tempo – in quanto obbligo davvero poco discutibile in termini di competenza comunale. Fornendo loro l’assistenza necessaria alla definizione delle proprie deliberazioni in materia.

E’ evidente che laddove la Corte dei Conti lombarda dovesse condannare il Comune a pagare un danno erariale, la questione desterebbe o, meglio, dovrebbe destare una particolare interesse per tutti i Comuni che negli ultimi 10, 15 o 20 anni si sono “dimenticati” di aggiornare le tariffe degli oneri di urbanizzazione nei termini disposti dalla legge regionale laddove vi sia stato, come nel caso della Lombardia, un recepimento del TU 380/2001 (TUE), oppure direttamente del TUE dove, parlando di regioni a Statuto Ordinario, risulti assente tale recepimento. 

Ricordo che l’art.16, c.6, del TU 380/2001 dispone che: Ogni cinque anni i comuni provvedono ad aggiornare gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, in conformità alle relative disposizioni regionali, in relazione ai riscontri e prevedibili costi delle opere di urbanizzazione primaria, secondaria e generale.”

MA ATTENZIONE! Il danno erariale, quale lesione all’interesse pubblico finanziario, viene attribuito al pubblico dipendente o a qualunque altro soggetto collocato di fatto all’interno della fase decisionale del procedimento amministrativo, per la quale si radica la giurisdizione della Corte dei Conti. In estrema sintesi: LA CONDANNA E’ NOMINALE E PERSONALE. 

Per dirla in modo ancora più semplice: la Corte dei Conti chiama all’appello – condannando uno per uno – con nome e cognome e relativa somma da pagare!

Tant’è che la Corte dei Conti indica, in ogni sentenza, puntualmente chi siano le persone appartenenti all’Ente Pubblico che hanno partecipato attivamente alla decisione che ha condotto alla configurazione del danno erariale indicando, altresì, la somma comminata a loro carico.

Per coloro che non lo sapessero, la piattaforma web della Corte dei Conti è una delle migliori dal punto di vista istituzionale. E’ completa, funzionale ed aggiornata. Riporta tutte le sentenze delle Sezioni Giurisdizionali Regionali come anche quelle delle Sezioni Giurisdizionali Centrali. Qui il link per una sana ed opportuna visione

Cosa davvero molto interessante laddove siate interessati a reperire giurisprudenza.

COSA PUO’ AVVENIRE

La mancata uniformità di comportamento da parte dei Comuni, anche contermini, conduce a situazioni – a volte – davvero difficili da comprendere per gli operatori del settore ma ancor di più per i privati cittadini. 

Infatti, se un investitore (immobiliare o impresa che sia) può teoricamente scegliere, salva disponibilità, dove acquistare per edificare e poi rivendere, il privato cittadino che vuole costruire, ad esempio, la casa per il figlio o la figlia sullo stesso lotto della propria abitazione, non ha certamente la possibilità di farlo. E, peraltro, diversamente dall’immobiliare o l’impresa che può stemperare i maggiori costi sull’acquirente finale, il privato cittadino questa opportunità non l’ha. Creando, indirettamente, una disparità di trattamento nei confronti soprattutto di quei cittadini che poi eleggono il governo dell’amministrazione comunale.

UN ESEMPIO

E’ possibile trovarsi difronte ad un Comune, con delibere aggiornate, magari di provincia, con tariffe a mc o mq di diverse decine di euro. Nelle Zone Residenziali di Nuova Edificazione (diciamo le “vecchie” ZTO C) anche con tariffe unitarie che superano (oneri di urbanizzazione primaria e secondaria) complessivamente i 100 €/mc o i 200€/mc. Ed uno o più Comuni dell’hinterland cittadino con tariffe di valore letteralmente decimato, ovvero pari a 8 o 10 €/mc.

Quale è la possibile conseguenza? Che l’investitore sarà prioritariamente portato a ricercare e successivamente costruire in zone subito al di là del confine del Comune che applica tariffe a due zeri. Ma il privato cittadino, invece, non potendo scegliere, dovrà assumersi il costo integrale della somma scaturente da una così alta tariffa.

Per farvi capire ancora meglio, ipotizzando la costruzione di una abitazione unifamiliare di 600 mc, la differenza tra costruire al di qua o al di là del confine, potrebbe essere di 50.000€ o anche molto di più!

A chi credete che pesi maggiormente una così significativa differenza?

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